Lettera aperta a genitori e studenti del Liceo Tron

Gli ultimi mesi dell'anno appena passato sono stati piuttosto turbolenti per il mondo della scuola. Chi si aspettava che finalmente, nel vortice della crisi economica, cultura e istruzione ricevessero dal governo l'attenzione dovuta, in quanto unici veri fattori di crescita e riscatto del Paese, si è dovuto ricredere. Alla scuola sono stati prospettati ulteriori sacrifici (dopo tagli di ore e personale, il blocco degli scatti di anzianità e il mancato rinnovo del contratto di lavoro dei docenti). Proteste e assemblee si sono svolte in ogni istituto d'Italia. In questa lettera i docenti del liceo Tron, esprimendo alle famiglie il proprio sconforto, intendono dar conto di una decisione sofferta ma ritenuta inevitabile.

 

 


Cari genitori e studenti,

 

 

noi docenti del liceo Tron abbiamo, come sapete, cercato di opporci come potevamo, e cioè con l’arma civile del dissenso e della protesta, assieme a tutti gli insegnanti d’Italia, quando il governo ha tentato, contro il buon senso (e pazienza) e contro anche il dettato costituzionale, di far approvare al parlamento l’imposizione di un insostenibile aumento delle ore di lezione settimanali per insegnante, per giunta senza alcuna contropartita economica.

Il personale docente in quei giorni era già insofferente per via dell’ancora irrisolta questione degli scatti di anzianità, “congelati” a soccorso della patria finanziariamente disastrata. Si aspettava il ripristino del rispetto contrattuale promesso e ci si è trovati a dover parare il colpo di una mossa tanto imprevista quanto arrogante.

È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non perché gli insegnanti non abbiano amor di patria e neppure perché siano dei fannulloni (ce ne sarà pure qualcuno ma non più che in ogni altro ambiente lavorativo). È che la scuola, e con essa gli insegnanti, la crisi ha cominciato a pagarla quando ancora non c’era.

Gli investimenti sull’edilizia scolastica e sui materiali didattici non hanno mai conosciuto periodi aurei, la promozione del precariato ha fatto comodo ai governi, e che dire degli stipendi indecorosi dei docenti, dell’assoluta mancanza di gratificazioni che non siano la coscienza di svolgere al meglio il proprio dovere aggiungendoci anche qualcosa di più purché non tocchi agli studenti pagare l’inefficienza e negligenza delle istituzioni?

Mentre luccicanti modelli sociali e professionali si imponevano nella società, le stesse istituzioni hanno lasciato corrodere il prestigio sociale del maestro e dell’insegnante (prestigio non certo legato alla persona in sé ma al valore che un paese attribuisce alla cultura e all’istruzione dei propri giovani). Non per questo ai docenti si è chiesto di meno, anzi, è scontato esigere che siano, oltre che culturalmente preparati e didatticamente efficaci nelle loro discipline, anche sufficientemente abili psicologi, caratteri predisposti all’ascolto e alla comprensione, spiriti missionari, guide turistiche, organizzatori di eventi…

Ma il discorso è lungo e ci porterebbe lontano. Quello che vogliamo comunicarvi, cari genitori e cari studenti, nello spirito di collaborazione e franchezza che ci ha sempre caratterizzato, è che non ci sentiamo affatto tranquilli. Un paese che scarica sui figli le colpe dei padri, che pare non voler imparare dai propri errori non è, crediamo, un paese che dia garanzie di aver finalmente imboccato la strada del riscatto. Il riscatto passa anche per una scuola pubblica di qualità che valorizzi i talenti di ogni ragazzo promovendo la mobilità sociale in virtù dei meriti e delle capacità di ciascuno.

L’istruzione o è buona o non è tale. Diritto di ognuno è la migliore possibile, quella che permetta a ogni cittadino, come sancisce l’articolo 4 della nostra costituzione, “di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Buona istruzione è uguale a buoni insegnanti. E gli insegnanti non sono buoni perché insegnano di più e a più studenti.

Perché non vedere ciò che appariva chiarissimo ai nostri padri di ieri e a quelli di molto prima (gli antichi) e cioè che la bellezza, la cultura, il pensiero, non si possono misurare e monetizzare in ore e minuti?

Chissà se papa Giulio II ha chiesto a Michelangelo un preventivo orario prima di affidargli l’incarico di affrescare la Cappella Sistina. No, non ci riteniamo dei michelangeli, ma siamo convinti di avere a che fare con qualcosa di ugualmente importante, coi nostri e vostri figli. Il nostro compito è di affiancarci a voi genitori per renderli dei capolavori. Per questo abbiamo bisogno di essere anzitutto davvero in gamba noi stessi, di corroborare l’insegnamento non solo con i tanti adempimenti burocratici e non che ci vengono richiesti, con altre attività che facciamo spontaneamente e con la preparazione delle lezioni e con la correzione dei compiti, ma anche, e ancor più, con l’aggiornamento, con la riflessione, con spazi che siano per la mente e lo spirito momenti di rigenerazione e rinfrancamento, persino, ci tocca dirlo quasi con vergogna, con quello che i latini chiamavano otium.

Insegnare è una vocazione e forse proprio per questo gli insegnanti (la maggior parte) riescono a spendere se stessi e a dare tutt’ora molto di più di quanto è dato o riconosciuto loro, nonostante le difficoltà del lavoro, la scarsità di mezzi, l’imperante etica del profitto che li mette ai margini della considerazione sociale.

L’aver annullato le visite d’istruzione in questo anno scolastico (un esempio di attività extra e puramente missionaria dei docenti che comporta cionondimeno una responsabilità altissima) è stato un modo per esprimere il nostro sconforto, oltre che uno scatto d’orgoglio, un segno della nostra volontà di tenere alta la guardia, di ricordarci e ricordare che il futuro del paese passa per l’istruzione e la ricerca. È conseguenza della consapevolezza che non possiamo far finta di niente e illuderci che il Tron resti un’isola felice.

Pur essendo attività facoltative, la maggior parte dei progetti del P.O.F. continuiamo svolgerli e li garantiamo, è giusto dirvelo, sullo sfondo di risorse per il fondo d’istituto ridotte e per ora soltanto promesse.

“Materiale e spirituale”: la saggezza dei padri costituenti non ha scisso ciò che è inscindibile nell’uomo, corpo e spirito. L’insegnante, il maestro, l’educatore hanno a che fare soprattutto con quest’ultimo, lo spirito dei ragazzi, la loro crescita armonica. Eppure c’è chi ci definisce egoisti e conservatori. Ci è già toccato, qualche anno fa, di sentirci dire da un ministro che con Dante non si mangia. Non ci crediamo per niente. E poi, mangiare è sopravvivere. Con Dante, con la logica, la matematica, la filosofia, le scienze, la storia e tutte le discipline si impara a vivere, a riconoscere gli uomini e a guardarsi dai bruti e, piuttosto che farsela appiccare, a lasciar pur grattar dov’è la rogna della corruzione e delle parole vuote.

“Progresso materiale e spirituale della società”: è quello che servirebbe per uscire migliori dalla crisi epocale che ci attanaglia e per il quale con civica compostezza ma altrettanta fermezza continuiamo a batterci.

I docenti del Liceo N. Tron

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